giugno 01, 2014

this is the day when things fall into place


-1.
Paura.

Mi capita sempre, prima di un concerto.

Paura che aumenta esponenzialmente con l'importanza del concerto stesso.
Paura tale da farmi quasi gettare la spugna (o il biglietto), i vari chissàcome/dove/chisarà interpretati in chiave negativissima. Devo fare ancora milioni di cose e sono qui a scrivere, mi sveglierò tardi, perderò il treno, arriverò tardi, la prima fila me la scordo, ci sarà un caldo pazzesco, pioverà, anche se ci sono stata mille volte mi perderò, mi incasinerò, non troverò nessuno, perderò l'ultimo autobus utile per prendere il treno del ritorno..
Sì, so come prendermi. Male.

È che domani vedo i Manics.

E voi. Non avete. Idea.

I Biffy Clyro anche, certo, tanto che quando sono stati confermati entrambi mi sono chiesta se qualcuno lassù (nonostante le reiterate, ehm, ingiurie) mi avesse pensata un pochino. Biffy Clyro fra l'altro davanti ai quali probabilmente stramazzerò con gli occhi a cuore, ma.. ma soprattutto i Manics.
Ci sono poche bands che posso dire, guardando indietro, essersi sporcate le mani di creta per modellarmi, e lasciarmi l'impronta del calcio in culo della rinascita. Tanto poche da contarle sulle dita di una mano.

Blur.
Manic Street Preachers.
The Libertines.

Ci ero incappata quasi per caso, nei Manics. E tardi, molto tardi: pur se conoscevo dal '99 If You Tolerate This Your Children Will Be Next  - e chi no? - ci sono voluti altri quattro anni perciò che andassi oltre e cercassi qualcosa di diverso, che incappassi in Too Cold Here (a.k.a. tipo la canzone più gioiosa della storia) e cadessi head over heels ai loro piedi. Perché dall'essere quei tre abbastanza anonimi col cantante panzerotto e che avevano fatto un video azzurrino piuttosto inquietante alla fine, erano improvvisamente diventati quattro che si vestivano come rockstar anni ottanta, che andavano a TOTP con le balaclave calate sulla faccia, e che cantavano cose come Repeat after me: fuck queen and country, e Hey, passive electorate! Die, die, die!
Dopo la frenesia del dover avere subitoimmediatamente TUTTO (e quante sveglie sul cellulare per ricordarmi della scadenza delle aste su eBay..) che può rivaleggiare solo con quella per i Blur di qualche anno prima, sono arrivate le ore su internet a cercare foto, e articoli, e foto, e articoli. Che fra le altre cose, mi hanno regalato elenchi di canzoni da ascoltare, poesie da cercare, e tanti, tanti libri da leggere.
Mi ricordo di una lista compilata da Richey che mi ero stampata e tenevo in portafoglio: e che tiravo invariabilmente fuori ogni volta che entravo in una libreria. Dovrei averla ancora, da qualche parte.
Anzi, adesso vado ad asciugarmi i capelli e poi la cerco. Che magari la fifa per domani mi allenta un po' la presa sullo stomaco.

Sarà il centomillesimo concerto che vado a vedere, eppure. È come il primo.
Non imparerò mai, cazzo. Mai.
(ed è meglio così)