È strano riprendere in mano un blog nell'era di Facebook, di Twitter, di Instagram, del meno-scrivi-meglio-è-che-non-c'ho-voglia-di-starti-a-leggere-più-di-due-minuti.
È strano anche farlo dopo anni di ruggine, dopo status e post (rispettivamente, tornando ai due esempi fatti qui sopra) che più passa il tempo e più devo rivedere in modo che abbiano un senso anche per gli altri, non solo per me (e come volevasi dimostrare, meglio che non dica quante volte ho riletto e rifatto l'ultima frase); dopo che questo tempo inesorabilmente erode le capacità linguistiche e atrofizza la mente.
Eppure, all'alba dei trent'anni, ho di nuovo voglia di scrivere.
E di cosa, ora che tutti hanno un'opinione su qualsiasi cosa, e l'argomentano meravigliosamente, e io fatico a capire un articolo sul sito del comune su quanto tempo terranno chiusi cento metri di strada sotto casa mia?
Vedremo.
Io per prima.
Chi mi conosce, sa che ho parecchie cose in ballo. Interessi disparati che non sono mai riusciti a fare il salto di qualità ad occupazioni, a causa di una sottostima probabilmente patologica - e di una altrettanto patologica mancanza di faccia di bronzo.
Potrebbero tornare delle fotografie musicali.
Potrebbero tornare i racconti dei concerti e la bulimia di dischi.
Potrebbe tornare la Formula Uno, entrare il tennis, magari un po' di fitness.
Potrebbe entrare la cucina, così da dare un senso al nome del blog stesso.
Potrei tornare.
Senza la smania del feedback, dei commenti: altrimenti continuerei a scrivere su FB (no, mi spiace, le cronache da divano di Twitter andranno avanti: è un modo per scaricare la tensione e per sfogarmi in tempo reale delle cazzate dei miei beniamini. e per nominare andreastellativubbì almeno una volta a GP altrimenti poi sto male). Se scrivi qualcosa sui social network sei tu a sbatterti in faccia alla gente, e magari alla gente in quel momento frega niente di quello che hai fatto, o di quello che vuoi dire. Un sito, un blog, sono paradossalmente meno accessibili, perché implicano una ricerca da parte della gente stessa.
Quante volte ho detto gente?
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